NESSUNO HA COMPETENZA SULLE ARMI IN TRANSITO

Cronistoria delle richieste di the Weapon Watch alle autorità perché rendano trasparenti i transiti delle armi nel porto di Genova

 

The Weapon Watch ha come scopo principale quello di contribuire alla trasparenza di tutto ciò che passa per i porti, in Italia e in Europa, in particolare se si tratta di armi. Il porto è un bene pubblico, per quanto in questi decenni se ne siano ampiamente privatizzati sia le strutture che il lavoro, tant’è vero che a dirigere i porti – cioè le autorità di sistema portuale – sono funzionari pubblici di nomina governativa, e non amministratori delegati di società con sede all’estero.

 

Per questo abbiamo sempre pensato che tutto ciò che riguarda un porto riguarda anche la città che gli sta attorno, che del porto vive e anche ne sopporta la congestione, che al porto destina risorse sottratte ad altri servizi e utenti. Per questo Weapon Watch continua a interrogare le autorità perché si renda pubblico il passaggio attraverso i porti di armi e munizioni: gli esplosivi possono mettere in pericolo lavoratori e abitanti, le armi possono coinvolgere il nostro paese in conflitti militari in corso, in entrambi i casi le conseguenze possono essere molto gravi e durature.

 

Abbiamo cominciato da Genova. Nel febbraio 2020 Weapon Watch ha presentato la prima richiesta di “accesso agli atti” relativa al passaggio di una nave della compagnia saudita Bahri (è stata pubblicata integralmente sul nostro sito web, la si può leggere qui) indirizzata a tre destinatari: l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale, la Direzione marittima di Genova e la Prefettura di Genova. La lettera è stata inviata per conoscenza anche alla Filt-Cgil (a Genova e alla sede nazionale di Roma).

La RASSEGNA STAMPA è aggiornata al 18 maggio 2022. Vai ai nuovi contenuti pubblicati dai media

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