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Contributi al dibattito sul ruolo dei porti italiani

La giornata di ieri, venerdì 6 febbraio 2026, è stata doppiamente importante.
Da una parte i lavoratori di molti porti europei (ventuno), di cui undici italiani, hanno concretamente protestato contro le politiche di riarmo e ripetuto che «i portuali non lavorano per la guerra». Un effetto non secondario né casuale è stato aver costretto quattro navi a cambiare il loro programma di viaggio: così «ZIM Virginia», «ZIM New Zealand», «ZIM Australia» e «MSC Eagle III» sono rimaste rispettivamente al largo dei porti di Livorno, Genova, Venezia e Ravenna, in questo modo indirettamente confermando – come più volte rilevato da Weapon Watch e dagli attivisti – di far parte della più strutturata catena logistica al servizio dei conflitti, e in particolare del più disumano e dissimulato in corso, quello contro i civili palestinesi. «ZIM Virginia» opera infatti sulla rotta ad alto valor militare tra Usa e Israele, «ZIM New Zealand» tocca in sequenza Marsiglia-Genova-Salerno-Ashdod ed è già stata segnalata per i suoi carichi di armi e munizioni, «ZIM Australia» è stata sinora operativa sulla tratta Constanta-Pireo-Ashod ma è stata recentemente collocata sulla rotta dall’Adriatico settentrionale a Israele, e lo stesso vale per «MSC Eagle III» che copre Koper-Trieste-Venezia-Ashdod.

L’esempio dei portuali di Genova, dopo una pratica di azione diretta iniziata nel 2019 contro l’esportazione e il transito di materiali d’armamento verso l’Arabia Saudita coinvolta nella guerra in Yemen e continuata negli anni con coerenza fino ai blocchi verso Israele, con il tempo è diventato contagioso.
Abbiamo ricevuto da Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, la segnalazione di questo articolo. Lo riprendiamo e lo segnaliamo a nostra volta, dal momento che insieme ai compagni antimilitaristi di Lecco anche Weapon Watch ha contribuito a far conoscere il caso dell’azienda Invernizzi Presse Srl, con stabilimento a Pescate e sede legale a Lecco.

Come contributo al dibattito in corso, pubblichiamo il testo completo dell’articolo di Carlo Tombola, Per una ricognizione sulle basi straniere in Italia, già parzialmente pubblicato dalla rivista «Gli Asini», nov.-dic. 2024, n° 117, pp. 3-8.
Pubblichiamo qui la seconda parte di una ricerca sulla filiera degli esplosivi.
È anche il primo contributo di una serie che abbiamo chiamato «Seguire la merce, ricostruire le catene logistiche». Crediamo che sia venuto il momento, infatti, di indicare con precisione come si strutturano le catene logistiche che si dedicano ad alimentare le guerre e a fornire armi e munizioni che servono a colpire soprattutto popolazioni civili e inermi. Si parte dai produttori dei componenti essenziali, si passa a individuare i luoghi in cui si fa l’assemblaggio finale e da cui la merce viene spedita verso il destinatario, si cercano gli intermediari, compresi spedizionieri e trasportatori e soprattutto gli operatori marittimi coinvolti, si ricostruiscono le rotte che fa la nave (o anche più di una nave, in caso di transhipment) fino al porto più prossimo alla destinazione finale.
Nelle recenti proteste contro la guerra, la supply chain globale delle munizioni e degli esplosivi è stata quella forse più efficacemente boicottata dal movimento, probabilmente per la semplice ragione che è resa più visibile dalle misure di sicurezza che il loro trasporto impone, qualsiasi ne sia la modalità.
È per questo che l’osservatorio the Weapon Watch ritiene utile un’analisi approfondita del settore produttivo degli esplosivi, che sta a monte o che è integrata alla produzione e distribuzione delle munizioni da guerra, una filiera in forte tensione per l’aumento della domanda causato dalle guerre in corso e principalmente da quella in Ucraina.
Notizia Ansa dell’11 aprile. In un’intervista al quotidiano economico «Handelsblatt» l’amministratore delegato del colosso militare-industriale tedesco Rheinmetall, Armin Papperger, ha affermato che il suo gruppo è pronto a spedire carri armati all’Ucraina attraverso la sua consociata italiana Rheinmetall Italia. Il...
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