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Contributi al dibattito sul ruolo dei porti italiani

 

 

MADE IN ITALY: LE PROVE DELLA COLLABORAZIONE AL GENOCIDIO

Ricercatori indipendenti e palestinesi hanno pubblicato un importante rapporto che prova l’ampiezza della complicità italiana con Israele nelle violazioni del diritto umanitario e dei trattati internazionali ai danni della popolazione palestinese.

In particolare il rapporto individua

  • il ruolo di porti e aeroporti italiani come punti di partenza e di passaggio delle catene logistiche che sostengono il “lavoro sporco” (secondo la cruda espressione usata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz) che sta svolgendo Israele, in guerra contro tutti i suoi vicini;

  • l’irrilevanza delle dichiarazioni del governo italiano sulla sospensione delle autorizzazioni all’export di armi e munizioni dall’Italia, dal momento che queste esportazioni sono continuate in violazione di leggi e trattati sotto diverse forme (proseguimento di ordinativi autorizzati prima del 7 ottobre 2023, false o ambigue dichiarazioni doganali, completa assenza di controlli sui transiti provenienti da paesi terzi);

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L’esempio dei portuali di Genova è contagioso

 

Boicottare Battaggion Spa

L’esempio dei portuali di Genova, dopo una pratica di azione diretta iniziata nel 2019 contro l’esportazione e il transito di materiali d’armamento verso l’Arabia Saudita coinvolta nella guerra in Yemen e continuata negli anni con coerenza fino ai blocchi verso Israele, con il tempo è diventato contagioso.

 

Il caso Invernizzi Presse Srl

Abbiamo ricevuto da Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, la segnalazione di questo articolo. Lo riprendiamo e lo segnaliamo a nostra volta, dal momento che insieme ai compagni antimilitaristi di Lecco anche Weapon Watch ha contribuito a far conoscere il caso dell’azienda Invernizzi Presse Srl, con stabilimento a Pescate e sede legale a Lecco.



 

LE BASI

MILITARI

STRANIERE

IN ITALIA

Come contributo al dibattito in corso, pubblichiamo il testo completo dell’articolo di Carlo Tombola, Per una ricognizione sulle basi straniere in Italia, già parzialmente pubblicato dalla rivista «Gli Asini», nov.-dic. 2024, n° 117, pp. 3-8.

 

Esplosivi e munizioni, un’unica filiera

 

Pubblichiamo qui la seconda parte di una ricerca sulla filiera degli esplosivi.

È anche il primo contributo di una serie che abbiamo chiamato «Seguire la merce, ricostruire le catene logistiche». Crediamo che sia venuto il momento, infatti, di indicare con precisione come si strutturano le catene logistiche che si dedicano ad alimentare le guerre e a fornire armi e munizioni che servono a colpire soprattutto popolazioni civili e inermi. Si parte dai produttori dei componenti essenziali, si passa a individuare i luoghi in cui si fa l’assemblaggio finale e da cui la merce viene spedita verso il destinatario, si cercano gli intermediari, compresi spedizionieri e trasportatori e soprattutto gli operatori marittimi coinvolti, si ricostruiscono le rotte che fa la nave (o anche più di una nave, in caso di transhipment) fino al porto più prossimo alla destinazione finale.

Nelle recenti proteste contro la guerra, la supply chain globale delle munizioni e degli esplosivi è stata quella forse più efficacemente boicottata dal movimento, probabilmente per la semplice ragione che è resa più visibile dalle misure di sicurezza che il loro trasporto impone, qualsiasi ne sia la modalità.

È per questo che l’osservatorio the Weapon Watch ritiene utile un’analisi approfondita del settore produttivo degli esplosivi, che sta a monte o che è integrata alla produzione e distribuzione delle munizioni da guerra, una filiera in forte tensione per l’aumento della domanda causato dalle guerre in corso e principalmente da quella in Ucraina.

La RASSEGNA STAMPA è aggiornata al 5 aprile 2026. Vai ai nuovi contenuti pubblicati dai media

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La guerra è una sola, i grandi ricchi contro i tanti poveri Cosa lega la “guerra mondiale a pezzi” alle lotte contro i malfattori della logistica Questa volta la notizia riguarda FedEx, ma si tratta della 33a indagine di questo tipo in...

Pubblichiamo un nuovo articolo che prende in considerazione le munizioni di guerra, leggere e pesanti, e gli imballaggi con cui vengono solitamente presentati nei centri logistici, nei porti e negli aeroporti. Pensiamo che possa essere utile a far emergere il traffico sempre più intenso di armamenti, e in particolare quello classificato come merce pericolosa perché esplosivo, rilevabile nelle molte catene logistiche militarizzate che passano per il territorio italiano. Crediamo che informare i lavoratori e i cittadini circa la pericolosità di questi movimenti possa contribuire al rispetto delle norme di sicurezza e a scongiurare gravi incidenti. Weapon Watch intende così solidarizzare con i lavoratori della logistica che, denunciando questi pericoli, si espongono personalmente alle rappresaglie poliziesche o padronali. Il caso più recente è quello che ha denunciato il delegato sindacale USB dell’aeroporto di Brescia-Montichiari, Luigi Borrelli, che ha rilevato come qui il movimento di armi sia divenuto così intenso che l’azienda che gestisce lo scalo bresciano sempre più spesso decide di chiudere l’aeroporto al pubblico per ragioni di sicurezza durante i trasbordi di armi e munizioni. Il personale di questo aeroporto civile, naturalmente, rimane pienamente esposto ai pericoli che comporta l’intenso traffico militare. Il delegato è stato sanzionato con sei giorni di sospensione dalla direzione di GDA Handling, società che fa parte del gruppo SAVE che controlla gli aeroporti del Nordest e che fa capo al finanziere veneto Emilio Marchi. Come lascia prevedere il disegno di legge governativo 1660, nel quadro dell’economia di guerra e in nome della sicurezza si sta cercando di imbrigliare e reprimere tutte le forme di lotta del settore logistico, anche quelle riguardanti la sicurezza sul lavoro.


Contributo per il Laboratorio permanente per una politica industriale di pace in Italia, a cura di Gianni Alioti (Weapon Watch) e Maurizio Simoncelli (Istituto Ricerche Internazionali Archivio Disarmo) Supplemento al n. 6 – giugno 2024 di IRIAD Review. Studi sulla pace...