ECCELLENZE ITALIANE: I DRONI DI LEONARDO


Dal 2009 lo stabilimento Selex ES (oggi Leonardo) di Ronchi dei Legionari (GO) ha prodotto una cinquantina di “Falco”, drone di media altitudine e media autonomia. “Cliente di lancio” e maggiore utilizzatore è stata l’aviazione pakistana, che ha potuto così almeno in parte colmare il gap tecnologico conseguente al rifiuto degli Stati Uniti di vendere i propri sofisticati UAV a Islamabad.
Notizie non controllate riferiscono della caduta accidentale di un Falco nella valle dello Swat, nell’estate 2014.

Grazie a un recente incontro pubblico a Trieste [vedi qui sotto la notizia The Weapon Watch a Trieste del 20 luglio 2020], ci è capitato di leggere l’ottimo documento stampato nel gennaio 2020 da NO-FRONTIERE-FRIULI-VENEZIA-GIULIA. Ne riproduciamo solo una parte, quella dell’intervista a un migrante pakistano, e rimandiamo per il resto al documento completo, molto ricco di spunti e leggibile sul sito https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2020/01/Appunti-sul-nesso-tra-guerra-e-migrazioni-in-Friuli-Venezia-Giulia-leggere-online.pdf. Segnaliamo qui la nostra completa adesione al metodo adottato dagli amici triestini: partire dalle storie personali, verificare i collegamenti ad altre notizie pubblicate sulla stampa e in rete, approfondire la ricerca con i dati ufficiali a disposizione, rilanciare l’iniziativa per accogliere i migranti e respingere i commerci di armi illegali che attraversano il nostro paese. Il nesso tra la storia di un abitante della lontana valle dello Swat – la cosiddetta “area Pashtun” del Pakistan settentrionale – e la vicinissima fabbrica di Ronchi dei Legionari, a 20 km da Gorizia, appartenente al gruppo Leonardo, è iscritto nella storia della guerra “contro i terroristi” afghani, voluta nel 2001 dagli americani, mai vinta e mai finita; e nella geografia della “rotta balcanica”, ultimo segmento di un percorso che per un migrante può durare mesi o anni, attraverso l’Asia sudorientale, il Medioriente, l’Analtolia, la Grecia. La morale di questo racconto, la sua utilità generale sta nel rendere evidente come sia stato possibile “disumanizzare l’umano” qui e altrove, e quali risultati non previsti – o forse solo non dichiarati – possano conseguire le “tecnologie d’eccellenza” e il “lavoro italiano”. (c.t.)

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