Escalation logistica, la guerra si allarga

Proseguendo nel proprio compito di informazione e denuncia, the Weapon Watch ha raccolto materiale informativo che prova l’incremento dell’attività logistica al servizio della guerra e la crescente militarizzazione delle relazioni internazionali.

Si tratta di elementi disparati, certo, già pubblicati da fonti ‘aperte’ o raccolti da cittadini e lavoratori della logistica sulle strade, nelle stazioni, nei magazzini. Inseriti in un quadro complessivo di spese militari in rapida espansione, segnalano che il flusso dei trasferimenti di armi e munizioni da guerra è diretto principalmente verso l’Ucraina, spesso attraverso la Polonia, un paese tornato al centro se non alla testa dello scontro politico-militare in corso in Europa. Ma allarmanti sono anche i massicci invii di armi verso l’Africa, in turbolente regioni in cui si acuisce lo scontro geopolitico e il conflitto intrecciano interessi economici (materie prime, petrolio, condotte energetiche) e dove causando spostamenti di masse di profughi civili che provocano devastanti crisi umanitarie.


Ancora obici riciclati all’Ucraina

Lo scorso 14 aprile abbiamo raccolto le testimonianze di viaggiatori che, nelle stazioni venete durante lo sciopero dei ferrovieri, hanno assistito al passaggio del convoglio di venti obici semoventi M109 dismessi dall’Esercito e donati all’Ucraina. Nuove immagini ci giungono dalla stazione di Verona Porta Nuova di un altro convoglio, il 28 aprile scorso: si tratta ancora degli stessi obici semoventi, nella versione L “migliorata” con cannone da 155 mm fabbricato da OTO Melara di La Spezia e montato complessivamente su 221 obici ex versione G, tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta. Dovevano essere venduti al Pakistan, ma il contratto fu bloccato dall’amministrazione Trump. Una decina di esemplari è stata consegnata a Gibuti, parte del compenso per la base militare italiana nel territorio della ex Somalia francese. Parcheggiati nei depositi dell’esercito ne rimanevano ancora un centinaio, fino a che il governo Draghi ha deciso di destinarne una sessantina all’esercito di Kiev. Particolarità tecniche del cannone da 155 mm made in Italy, praticamente lo stesso che equipaggia i cannoni FH-70 a traino meccanico, sono la gittata massima di 24 km (rispetto ai 18 km della versione G) e la possibilità di utilizzare il munizionamento potenziato OTO-Vulcano e di lanciare granate nucleari tattiche.

Video del passaggio di obici semoventi M109L (se ne possono contare 14 esemplari) dalla stazione di Verona Porta Nuova, venerdì 28 aprile 2023.

Nuove testate atomiche “italiane”

Il sito specializzato Itamilradar ha segnalato, lo scorso 14 aprile, l’inconsueta rotta di volo di un Boeing C-17A ‘Globemaster III’ dell’aviazione militare americana, contrassegnato 09-9210. La notizia è stata ripresa con una certa evidenza da «Il Messaggero» del 21 aprile 2023 e poi da molti altri media nazionali. Infatti è assai probabile che con questo volo siano arrivate in Italia le nuove bombe nucleari B61-12.

Molti elementi sembrano confermarlo, a partire dalla tipologia dell’aereo e dallo stormo di appartenenza. Il C-17A ‘Globemaster III’ è l’unico aereo dell’US Air Force che al momento sia autorizzato per il trasporto di questo tipo di ordigni nucleari. E’ uno dei circa cinquanta C-17A appartenenti al 62° Airlift Wing di stanza nella Joint Base Lewis-McChord, presso Seattle (WA), a cui sono assegnati compiti di livello PNAF (Prime Nuclear Airlift Force): di fatto il 62° è il principale stormo aereo dell’aeronautica USA per il trasporto delle testate nucleari.

Quel giorno il C-17A doveva compiere un breve volo tra la base tedesca di Ramstein (Renania-Palatinato) e quella italiana di Ghedi (BS), ma invece di un tragitto diretto ha compiuto un’ampia deviazione su Belgio e Regno Unito, quindi ha sorvolato l’Atlantico e, dopo Gibilterra, il Tirreno occidentale ma evitando la Corsica. La sua rotta ha probabilmente dovuto tener conto dei veti al sorvolo posti da Francia e Spagna, quindi l’ingresso nello spazio aereo italiano è avvenuto all’altezza di Alghero (SS).

Infine il C-17A è atterrato prima nella base aerea di Ghedi, gestita dall’Aeronautica Militare italiana, e nella stessa giornata in quella di Aviano (PN), in uso alla US Air Force. Si tratta delle uniche due basi in Italia in cui da qualche mese sono operativi i caccia multiruolo F-35A, dotati di piloni alari appositi per le bombe atomiche di nuova generazione (quelle precedenti, le B61-11 in via di dismissione, erano invece montate sugli F-16 e sui Tornado). Entrambe le basi sono dotate di bunker atomici recentemente ammodernati.

Una bomba B61-12 disattiva durante un’esercitazione a bordo di un C-17A. (fonte: U.S. Air Force).
Un’immagine del novembre 2021, quando il del C-17A contrassegnato 99210) partecipò ad esercitazioni nella base aerea di Guam (Pacifico indiano).
Il volo del 14 aprile 2023 del C-17A (99210) dell’US Air Force (fonte: Italmilradar).

Com’è noto, alcuni paesi europei aderenti alla Nato – tra cui l’Italia – aderiscono alla cosiddetta “condivisione nucleare” (nuclear sharing), ovvero ospitano testate atomiche statunitensi e i reparti della US AF addetti alla loro manutenzione ma non posseggono i codici per il loro utilizzo. In caso di guerra, le testate nucleari possono essere caricate e sganciate da aerei degli alleati europei, su ordine delle autorità militari degli Stati Uniti.


Ponte aereo infinito

Lo avevamo documentato sin dal marzo 2022: il ponte aereo tra gli aeroporti militari italiani e lo hub polacco di Rzeszow ha rappresentato l’ingresso di fatto dell’Italia nella guerra russo-ucraina. Questo ponte aereo è attivo tuttora, a oltre un anno di distanza. Abbiamo riconsiderato alcuni dei velivoli individuati già impiegati (vedi il comunicato di Rete italiana Pace e Disarmo) e sempre operativi.

Uno dei Boeing KC-767A dell’Aeronautica militare italliana, qui a Pratica di Mare nel 2021, adibito al trasporto di materiale sanitario durante la crisi da COVID-19.

Il Boeing KC-767A dell’Aeronautica Militare, contrassegnato MM62227, lo scorso 15 aprile ha compiuto un volo tra l’aeroporto militare di Pratica di Mare (RM) e lo scalo polacco di Jasionka-Rzeszow, per ritornare in giornata a Verona Villafranca e poi di nuovo a Pratica. Analogo itinerario è stato compiuto da un secondo Boeing KC-767A dell’AM, contrassegnato MM62228, atterrato a Rzeszow due volte nella giornata del 28 aprile, sempre proveniente da Verona.

Tra gli aeroporti italiani più coinvolti nel ponte aereo per l’Ucraina, quello di Pisa è in prima linea. Da mesi, i lavoratori del centro logistico Fedex di Ospitaletto (PI) notano la presenza di materiale militare in. partenza (vedi le foto qui accanto).

Il C-130J Hercules contrassegnato MM62177 il 14 marzo scorso ha fatto la spola tra Pisa e Tel Aviv, per ripartire il giorno successivo con destinazione sconosciuta, sebbene il suo passaggio sia stato poi segnalato dalla base aerea militare ungherese di Pàpa, quindi sulla rotta verso Rzeszow.

In tutti i casi tracciati, le rotte percorse dagli aerei militari italiani hanno sorvolato l’Ungheria, nonostante il governo di Budapest abbia ripetutamente sostenuto di non concedere il passaggio di aiuti militari occidentali diretti all’Ucraina.

L’immagine – ripresa all’interno del magazzino Fedex di Ospitaletto – è relativa a una scatola metallica contenente chiavi dinamometriche (“torque wrenches”) per l’aereo militare da trasporto Alenia C-27J ‘Spartan’, prodotto da Leonardo e utilizzato da almeno sedici paesi.

Europei in Africa, segnali di guerra

Temporaneamente distolto dalla consueta spola con la Polonia, il Boeing KC-767A contrassegnato MM42228 nella mattinata del 29 aprile è partito da Pisa, diretto all’aeroporto Diori Hamani di Niamey (Niger), da cui è ripartito nella mattinata di domenica 30 aprile.

Il suo arrivo a Niamey è stato preceduto di pochi minuti dall’atterraggio di un gigantesco quadrimotore Antonov 124 ‘Ruslan’ (contrassegnato ADB5636) proveniente da Lipsia-Halle, in Germania, dove hanno base operativa i grandi cargo di bandiera ucraina, di fatto al servizio delle necessità strategiche della Nato.

Uno degli An-124 di stanza a Lipsia-Halle partecipa al trasporto di cinque grandi elicotteri Sikorsky CH-53 della Luftwaffe, scaricati a Niamey (Niger) nel maggio 2022, nel quadro di un’operazione umanitaria delle Nazioni Unite.

In effetti un altro An-124 ucraino (ADB5637) era già atterrato nei giorni precedenti a Niamey.

Poco prima della partenza del Boeing italiano, è atterrato a Niamey un cargo militare francese Airbus A-400, appartenente alla Brigade Aérienne d’Appui et de Projection, contrassegnato CTM2021, anch’esso tolto dall’abituale servizio tra Orléans-Brecy e Rzeszow.

Non abbiamo sufficienti notizie per stabilire se siamo alla vigilia di un’imminte spedizione militare nell’Africa sub-sahariana. Certamente siamo in presenza di notevoli trasferimenti di armi verso un’area molto instabile, e non può non inquietare che questi trasferimenti abbiano avuto la precedenza rispetto allo stesso sostegno militare all’Ucraina.


Aiuti a terroristi e dittatori

Sulla via tracciata da Berlusconi e Minniti, la politica italiana verso l’Africa rimane sempre la stessa: favorire i regimi “forti” per contenere o almeno rallentare gli sbarchi dei migranti.

Vendite di armi e addestramento militare sono gli strumenti diretti di questa strategia di corto respiro, che si è già dimostrata controproducente (clamorosamente nel caso libico).

Oltre al Sahel (vedi sopra), registriamo anche l’attivismo italian verso la Tunisia e il Sudan.

Camion IVECO Defence in attesa di imbarco per Tunisi, Genova 29 aprile 2023.

Si susseguono con regolarità le consegne di veicoli militari IVECO Defence Vehicles al regime tunisino del presidente-autocrate Saïed. Dal terminal GNV del porto di Genova, altri camion telonati sono stati imbarcati venerdì 29 aprile, secondo un piano di consegna settimanale del maxi-ordine di 500 veicoli 4×4 e 6×6. Ne abbiamo già riferito in un precedente articolo.

Già nello scorso agosto, Massimo A. Alberizzi sul sito Africa ExPress aveva dato conto dell’inquietante collaborazione tra personale dei servizi italiani e la Rapid Support Force sudanese del generale ‘Hemeti’ Dagalo, composta da ex janjaweed e protagonista del riaccendersi della guerra nell’area sudanese che sta causando centinaia di vittime e un drammatico esodo tra la popolazione civile.

Lo scopo del governo di Roma è duplice: da una parte, costruire alleanze militari che ostacolino il flusso dei migranti provenienti dall’Africa sudanese e diretti verso le coste mediterranee; dall’altra, inserirsi in un gioco diplomatico-militare in cui sono presenti gli Emirati Arabi Uniti, l’Etiopia, la Libia del generale Haftar e i mercenari russi del Gruppo Wagner, game che ha per sfondo le risorse minerarie e petrolifere dell’area e l’invadente presenza cinese.

L’appoggio italiano alle milizie arabe dei “demoni a cavallo”, che si sono macchiate di esecuzioni sommarie e gravi crimini contro l’umanità nel lungo conflitto del Darfur, si è concretizzato in materiale e addestramento militare.

L’aereo contrassegnato I-TARH, che venne impiegato il 7 luglio 2022 per portare dodici funzionari italiani a Khartoum, è uno dei due Falcon 900EX già appartenenti all’Aeronautica Militare e passati nel 2017 alla Compagnia Aerea Italiana (CAI), di cui è presidente l’ex generale della Guardia di Finanza Antonino Iraso. E’ stato utilizzato in numerose missioni di Stato “riservate”, in numerosi voli verso la Libia e recentissimamente – lo scorso 26 aprile – per portare a Ciampino, provenienti da Basilea, alcuni illustri partecipanti alla Conferenza bilaterale sulla ricostruzione dell’Ucraina.

Il Falcon 900EX, l'”aereo dei servizi”.


Una carriera brillante

Com’è noto, l’annosa vicenda delle proteste contro le navi della compagnia saudita Bahri, in particolare per merito dei portuali genovesi, è stata anche al centro di un’interrogazione parlamentare presentata da quattro deputate del gruppo Misto-ManifestA. A quell’interrogazione fece seguito la risposta scritta dell’allora sottosegretario Manlio Di Stefano, del gruppo Insieme per il Futuro (quello del ministro Di Maio). Ne abbiamo riferito dettagliatamente in un articolo del luglio scorso.

Ora un articolo di Giulia Pompili sul «Fatto Quotidiano» ci informa della nuova svolta nella vita professionale di Manlio Di Stefano, dopo la mancata rielezione alle ultime votazioni. Secondo alcune fonti, sarebbe diventato “consulente senior” di AXIOM SPACE, azienda americana del settore aerospazio con sede a Houston (Texas), impegnata nei programmi Nasa per la stazione spaziale internazionale (ISS) a cui partecipano anche aziende italiane come Leonardo e Thales Alenia Space. Del resto Di Stefano – che prima di entrare in parlamento aveva lavorato a lungo come consulente di Accenture (ex Arthur Andersen) – durante li suo mandato governativo ha avuto proprio le deleghe per le questioni relative allo spazio e all’aerospazio.

L’interessato non ha confermato queste notizie, dal momento che la “legge Frattini” dichiara incompatibile «esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati” per i dodici mesi successivi alla fine dell’incarico di governo. Manlio Di Stefano, che era stato nominato sottosegretario il 13 giugno 2018, ha concluso il suo incarico di governo il 21 ottobre 2022.

L’ex sottosegretario Manlio Di Stefano.