SI SVUOTANO I GRANAI E SI RIEMPIONO GLI ARSENALI

il sommergibile “Romeo Romei”, ultimo di una serie di quattro unità gemelle della classe “Todaro”, tipo U212A, commissionate a Fincantieri dalla Marina Militare, è stato consegnato nel maggio 2017..

Riportiamo qui, con lo stesso titolo, il testo pubblicato da Riccardo Degl’Innocenti sul suo blog; https://www.facebook.com/100055977241462/posts/212047230671184/

Risalto nei titoli e enfasi negli articoli per la notizia che Fincantieri costruirà due sommergibili per la Marina militare. Lavoro sino al 2029 per Il Cantiere del Muggiano di La Spezia, per Leonardo che fornirà i sistemi di bordo e per l’indotto. Valore dell’ordine, tutto a carico del bilancio dello Stato: 1,35 miliardi.

Contemporaneamente nel Cantiere di Riva Trigoso è partita la costruzione di una nuova fregata da guerra, la prima delle due sostituite perché vendute all’Egitto di Al-Sisi, il dittatore che copre l’assassinio di Giulio Regeni. I nuovi sommergibili permetteranno, a detta del Capo di Stato maggiore, «di eccellere nella dimensione subacquea e di svolgere, nell’attuale scenario geo-politico, un ruolo fondamentale per la salvaguardia degli interessi del Paese».

Novembre 2020, alla Spezia una delle due FREMM destinate all’Egitto ha già cambiato nome: sarà ribattezzata “Al-Galala” (FFG 1002), in sostituzione di “Spartaco Schergat” (F 598).

Circa “gli interessi del Paese”, gli unici che fuori di retorica si vedono sono quelli dell’occupazione delle maestranze di Fincantieri e dell’indotto. Del resto, è questa l’unica motivazione sostenibile da parte di coloro che parlano di pace e vivono delle armi, quegli stessi che Papa Francesco ha definito con un potente spagnolismo: “ipocriti armamentisti”, in occasione del boicottaggio nel 2019 a Genova della nave saudita Bahri carica di armi per lo Yemen, quando aggiunse: «I lavoratori del porto hanno detto no. Sono stati bravi!». Una motivazione, tuttavia, per niente semplice da contestare e da superare, se non con l’idea della neutralità politico-militare dello Stato italiano e con quella della riconversione dell’industria bellica a produzioni e servizi di pace.

Di queste idee, più astoriche che utopiche, la prima è del tutto assente dal quadro politico istituzionale, mentre la seconda è coltivata da una minoranza. Tuttavia, la ricerca della pace costituisce un motivo costante di civiltà quanto la permanenza della guerra nella storia del mondo.

Di questi giorni è anche la notizia che Grimaldi, il gruppo armatoriale napoletano leader nel mondo nel settore del trasporto ro-ro, ossia i traghetti merci, ha ordinato 6 nuove navi a un cantiere sud-coreano per la somma di 500 milioni US$ da consegnare entro il 2024. Le navi progettate in Italia saranno avanzatissime sul piano delle tecnologie per l’efficienza energetica e la riduzione dell’impatto ambientale. Il trasporto ro-ro è l’ideale traffico marittimo per unire le sponde del Mediterraneo attraverso le Autostrade del mare e in cui le compagnie di navigazione e i porti italiani dovrebbero ambire a primeggiare sostenuti da una mirata politica industriale. La pandemia in questo senso ha reso più necessario individuare settori che mettano a sistema le risorse nazionali della ricerca e della produzione in mercati in cui cercare di primeggiare.

“Grande Houston”, la terza delle sette navi commissionate da Grimaldi al cantiere cinese Yangfan di Zhoushan, è entrata in servizio nel marzo 2020 sulla rotta N.America-Med.

È evidente che Grimaldi va a costruire le sue navi in Asia sia per i costi che per la capacità produttiva di quei cantieri. Tuttavia, la concomitanza dei due ordini che vanno in senso opposto per gli interessi nazionali dovrebbe suscitare nelle classi dirigenti e nelle forze sociali una riflessione su come si possa sviluppare la competitività dei nostri cantieri per soddisfare la domanda di naviglio con cui rafforzare i nostri interessi economici nel Mediterraneo e nella vicina Africa. In questa prospettiva si potrebbe recuperare, anche attraverso sostegni pubblici che peraltro in Asia non mancano ai produttori locali, il tema della riconversione dei cantieri e delle professionalità oggi dedicati a una produzione militare priva di qualsiasi effettivo valore pratico e sociale e gravata da una dispendiosa gestione pubblica. Una prospettiva che in termini di occupazione sarebbe di gran lunga più vantaggiosa se confrontata con quella limitata e perennemente assistita della produzione militare.

Il personale militare per parte sua potrebbe essere destinato a preziose funzioni civili, come dimostrano gli impieghi della Guardia Costiera composta da personale della Marina militare. Invece, come sta avvenendo al contrario della celebre frase del Presidente Sandro Pertini “Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai”, si continua a svuotare i cantieri nazionali della capacità di produrre navi commerciali che non siano le navi da crociera entrate peraltro nella profonda crisi pandemica, e a riempire gli arsenali di dispendiosissimi e inutili strumenti di guerra.